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domenica 28 ottobre 2007

Surreality sciò

Un signore distinto entra in banca e con fare sicuro e disinvolto, se non proprio arrogante, si rivolge al mio collega:
"Senta, dovrei prelevare 5.000 €"
Dopo aver inserito l'operazione a terminale, questi chiede al cliente:
"Li preferisce in tagli da 50 o da 500?"
"Guardi, se li ha anche da 1.000 vanno benissimo, anzi li preferisco"
Risposta, tra il laconico e il divertito:
"Non esistono banconote da 1.000 €".
"Ah, sì, non lo sapevo"

Gira e rigira...

Un cliente si presenta allo sportello e mi chiede di cambiare un assegno. Vedendo che non è firmato gli chiedo:
"Scusi, mi può girare l'assegno."

Al che lui lo prende e lo gira fisicamente sul bancone, guardandomi con aria interrogativa.

...

Silenzio. Lo guardo pure io.

...

"Non intendevo girare dall'altro lato... dovrebbe semplicemente firmarmelo sul retro..."
"Ah sì... mi scusi".

giovedì 15 febbraio 2007

Fenomenologia dell'abitante di Id

Quando un uomo, più o meno della mia età, quindi non ancora trentenne, dal fare sospettoso, di quello che crede di saperla più lunga degli altri, entra in banca e ti chiede un euroconvertitore che fai? Sì, avete capito bene, quest'uomo mi ha chiesto uno di quegli aggeggi, simili a delle calcolatrici, che giravano all'inizio del 2002 per facilitare la conversione da lira ad euro. Per capire cosa intendesse ci ho impiegato un po', qualche minuto almeno, perché non è che volesse proprio un euroconvertitore, non aveva le idee chiarissime, più che altro voleva... "...quel coso che mi avete dato un po' di tempo fa, quello con i numeri". Immaginate il mio sguardo basito... io a pensare che diavolo volesse, cosa fosse "quel coso coi numeri", mentre lui insisteva, un po' in dialetto un po' in italiano, "Massì, non ricordi? L'avete dato... non so... saranno stati cinque o sei anni fa". E alla mia risposta che cinque o sei anni fa io non lavoravo in banca e non potevo ricordare, lui ribatteva: "Massì, non ricordi? Cinque o sei anni fa".
//Ma certo che ricordo, che cretino che sono! Dimenticavo che sto questionando sul nulla con un troglodita come te perché mi fa piacere, è il mio passatempo preferito, il mio hobby irrinunciabile. Anzi, ho una proposta: se al sabato e alla domenica ti va, vieni a casa mia e intavoliamo allegramente un dialogo tra sordi, in cui ci facciamo domande e ci diamo risposte a caso, fregandocene altamente di cosa ha detto l'altro, ci stai?.//
Dopo lunghe e perigliose discussioni giungo alla conclusione che intende proprio l'euroconvertitore, al che pongo l'obiezione che forse non è molto utile ormai, non di più di quanto possa esserlo un apparecchio che converta gli euro in patatine fritte o in melanzane grigliate. Ma lui mi spiazza, geniale: "Era così, solo per avere un regalo, dai... non è che me ne recuperi uno?" mi dice con fare ammiccante, e qui dovete pensare a un tricheco ammiccante, o a un ippopotamo, o a qualsiasi altro animale di dimensioni... espanse.
Perché lui non è la persona che, a ragione o no, chiede di avere condizioni migliori su qualche operazione, di diminuire o levare qualche commissione o spesa, no! Lui vuole un regalo, poi è contento, anche se questo non gli serve a un cazzo, anche se l'euroconvertitore lo può giusto usare per fare spessore sotto i mobili.
Il mio collega, nella scrivania di fianco alla mia scuoteva la testa, io non sapevo se ridere o insultarlo, o insultarlo ridendo: alla fine gli ho detto che non ne avevamo più, che nessuno aveva più un euroconvertitore, si mettesse il cuore in pace. Se ne è andato deluso, mugugnando, col solo sollievo di aver avuto in dono due blocchetti per prendere appunti, però prima di uscire si è voltato un'ultima volta, chiedendomi ancora di controllare se magari non ce ne fosse uno nascosto chissà dove.

mercoledì 24 gennaio 2007

Quando si dice: "parlar chiaro"

Un cliente entra oggi in filiale:

A:
Buongiorno signor...
B: Bundì....

Il discorso prosegue, perlopiù in dialetto, mentre il signore effettua un'operazione allo sportello, fin quando io gli chiedo...

A: Alura sciur..., par al rest tüt bén?
B: Ma sì dai, però me gira i bal! Porca Madòna! Che 'ncö perdi mezza giurnada perchè g'ho de pürtà la döna dal figàt!
A: ...

Sono restato un po' interdetto, ma appena un pochino, eh...

martedì 23 gennaio 2007

Giochi a premi. E che premi!

A: Signora, può mettere una firma qui, sul retro dell'assegno per favore?
B: Dove? Qui va bene?
A: Certo, benissimo.
B: Faccio solo la firma?
A: Bè, veda un po' lei... se però si impegna e lì sotto riesce anche a riprodurmi in scala "Guernica" di Picasso vince un simpatico pupazzo canterino...

OFF TOPIC: ho visto che "Little miss sunshine" è entrato nella cinquina dell'Oscar come miglior film, ed è pure in buona compagnia ("The departed", "Babel", "Flags of our fathers" e un quinto che ora non ricordo). Speranze di vittoria pari a zero, però complimenti: non l'avrei mai pensato.

martedì 19 dicembre 2006

Il signor "Ma Certo"

A: Pronto, qui è la Banca Popolare di Sondrio.
B: Sì sono F... F..., mi potrebbe dire se hanno fatto un accredito sul mio conto?
A: Un attimo che guardo... un secondo... mi può ripetere il nome per favore?
B: F... F...
A: Guardi, io trovo censito nella nostra anagrafica un F... F..., però non risulta avere alcun rapporto con noi, è sicuro di avere chiamato il numero di telefono giusto?
B: MA CERTO! Che domande! Faccio sempre questo numero!
A: Bè, perché sa... io non lo trovo il conto.
B: Come non lo trova?
A: Non lo trovo, non mi risulta! E' sicuro che non sia magari sotto un'altra intestazione?
B: MA CERTO che sono sicuro.
A: Bè, comunque non c'è.
B: Non è possibile, chi è lei?
A: Come chi è lei! Piuttosto è sicuro che volesse chiamare noi e non invece il Credito Valtellinese?
B: MA CERTO! Vuole che non sappia dove ho il conto?
A: Sarà, però io non lo trovo...
B: Guarda... finiamola lì... passami la Cinzia!
A: Qui non c'è nessuna Cinzia, a dire il vero...
B: Come non c'è nessuna Cinzia, è andata via?
A: No, non c'è mai stata che io sappia.
B: Ah, bè allora passami l'altra collega, come si chiama...
A: Guardi che io colleghe donne non ne ho.
B: Per la miseria! Che storia è questa?
A: Glielo ripeto un'altra volta: è sicuro di non aver sbagliato banca? qui è la Popolare.
B: MA CERTO! Vuole che non sappia il numero del Credito Valtellinese?
A: Le ho appena ripetuto per la terza volta che qui è la Popolare.
B: Beh mah, io ho il conto al Credito Valtellinese.
A: Appunto, qui non è il Credito?
B: Ah... non è il Credito?
A: No!
B: Ah...
A: Eh, sì, già già.
B: Bè, allora arrivederci.
A: Arrivederci... e buone feste...

"Il poliziotto tarchiatello" & the "A-Team" *

Stamattina entra in banca un poliziotto per fare un'operazione. Si mette a parlare col mio collega, che conosce, mentre io gli verso un'assegno in conto. E' anche abbastanza spigliato e simpatico, neppure troppo inquadrato, se non fosse che ad un certo punto gli suona il cellulare: ha la suoneria dell'A-Team, squillante, vagamente trionfalistica, ad un volume insostenibile.
Qui avviene il fattaccio: io non posso fare a meno di immaginarmi quest'ometto di mezza età, piccolino, e pure un po' sovrappeso, che si imbarca nelle più improbabili missioni del commando, e il brutto è che le fa fallire perché, e se lo vedeste in faccia anche voi concordereste con me, non può essere altrimenti. Uno pensa al colonnello Hannibal Smith, a Sberla, Murdock e soprattutto P.E. Baracus, che quando eri piccolo non potevano non apparirti come dei fighi spaventosi (che poi non sapevi neppure cosa fosse un figo, forse solo un errore grammaticale nello scrivere la parola fico, ovvero il frutto, che non può però essere spaventoso se non in un ipotetico b-movie su della frutta aliena e mutante, che vuole invadere la terra, che verrà ovviamente salvata dal mascellone di turno) e poi si trova davanti la visione del poliziotto tarchiatello, che oltretutto ha pure un nome che fa rima col cognome, un nome da film di Totò e Peppino (ed è lo stesso motivo per cui i Chips non mi piacevano: come può essere tuo idolo uno chiamato Ponciarello? in California poi?).
E mentre cercavo di non pensare a quello che non va nella mia vita attuale, pensavo a questo. E uno dei telefilm culto della mia infanzia andava in pezzi nella mia testa.
Mi si è sbriciolato un mito.


* Questo post è inevitabilmente segnato dalla necessità di Mr. Palomino di sfogare la sua cattiveria e acidità repressa in maniera gratuita e forse anche sgradevole su persone ignare e tutto sommato innocenti, ma di cui non gli interessa minimamente, onde evitare di farlo con altre persone (parola inopinatamente usata al plurale) su cui sarebbe meglio indirizzata, ma che forse non se la meriterebbero, o comunque alle quali Mr. Palomino tiene e con le quali non vuole quindi guastare ulteriormente un rapporto già fortemente incrinato.

mercoledì 13 dicembre 2006

Lo chiamerò Ryan

Oggi entra in banca una cliente, giovane, poco più di ventanni, molto bella, simpatica, massì diciamolo... la mia cliente preferita, con gli unici difetti di essere prossima al matrimonio e soprattutto ancor più prossima al parto (ebbene sì: è incinta! ... ma non sono stato io!).
Torniamo a noi. Entra e, dopo qualche frase di circostanza, iniziamo a parlare, le chiedo come va e quando nascerà il bambino...
A: Dovrebbe nascere a fine gennaio o al massimo all'inizio di febbraio.
B: Fantastico, ma sapete già se è un maschio o una femmina?
A: E' un maschietto.
B: Bello, allora avrete già deciso il nome immagino.
A: Lo chiamerò Ryan
B: Ah... però... ma è... per il tipo di O.C.?
B: Eh eh... sì per lui.
B: Immaginavo, ho delle amiche che mi fanno una testa così per quel telefilm, sono contento per voi, e comunque auguri anche per Natale se non ci vediamo più.
Non è più la mia cliente preferita....
.

giovedì 30 novembre 2006

Eeehhh???

Una signora oggi entra in agenzia per disporre un bonifico bancario. Inizia a darmi i dati quando, improvvisamente ha un sussulto e, mentre sto compilando il modulo a terminale, mi interrompe un po' preoccupata e agitata dicendomi:
"Ah... mi raccomando, mi metta a me come effettuatario..."

giovedì 9 novembre 2006

Dell'incomunicabilità parte II

Scena: Oggi al lavoro, mentre controllo la regolarità di un assegno (essì, attualmente lavoro come bancario a tempo in-determinato: non so se sia più precario il mio lavoro o il resto della mia vita), mi accorgo di una firma palesemente falsa. Contattato il cliente, egli mi dice che devo sentire sua zia (?) perché quel conto lo gestisce lei. Dopo un inutile discussione in cui cerco di fargli capire che mettere firme false è un reato penale, e pure grave, e appurato che perlomeno non c'è stato intento di frode, decido di chiamare la zia....

B: Pronto, parlo con la signora...

(...)

A: Ma, nessuno mi ha mai detto niente, io firmo da sempre per altre persone. I suoi colleghi non hanno mai obiettato. Come mai mi dice queste cose solo adesso?
B: Io non so se e perché nessuno le abbia mai detto nulla, non sono i miei colleghi, e per me fare una firma falsa, seppure non in malafede, è grave, dato che si tratta di un reato penale.
A: Ah sì? E chi lo dice?
B: Lo dice la legge, signora! Non mi fa piacere telefonare alla gente per rompere le scatole, non è certo il mio passatempo preferito, se l'ho chiamata c'è un motivo...
A: Ah, bè...io l'ho sempre fatto e non mi ha mai detto niente nessuno, però mi fa piacere che controlliate.
B: Sì, ok, è il mio lavoro, però d'ora in avanti metta la sua di firma, visto che è delegata sul conto, sia gentile...
A: Sì, però non mi protesti l'assegno se no oggi vengo lì, porto via tutti i soldi e chiudo tutto!
B: Allora non ci siamo capiti, io l'assegno non lo mando indietro, dato che ho avuto il benestare di suo nipote, però per favore in futuro non falsifichi la firma, tanto più che può firmare lei senza problemi.
A: Ah, va bene, però io l'ho sempre fatto, non capisco perché...
B: E' un reato, signora!
A: Ah sì... però nessuno me l'ha mai detto, non capisco...
B: Non importa...
A: Davvero?
B: Davvero... non importa... arrivederci signora. Buona giornata.

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