sabato 23 dicembre 2006

Volere sarebbe potere, se si puntasse la sveglia...

  1. Stamattina volevo andare a Milano, così... tanto per fare un giro.
  2. Mi sono svegliato a mezzogiorno e un quarto.
  3. Sono davanti al computer e non sono andato a Milano.

venerdì 22 dicembre 2006

Malinconia

Hugo Pratt, Barca nella bruma

mercoledì 20 dicembre 2006

Grant Lee Buffalo: Fuzzy

Bring me home to this house of many days
Just lay me on the floor hard and cool as slate
You know I love it more and more than before I ran away
It triggers off so many hurts hurtful words and broken plates

I lied to
Now I'm fuzzy
I've been lied to

All and all the world is small enough for both of us
To meet upon the interstate waiting on a train
And just when those big arms lift up fall in love with no time to say it

I liked to
Now I'm fuzzy
I've lied to
Now I'm fuzzy
Fuzzy now

Oh oh oh

Here we are in our car driving down the street
We're looking for a place to stop have a bite to eat
We hunger for a bit of faith to replace the fear
We water like a dead bouquet does no good does it dear

I lied to
Now I'm fuzzy
We've been lied to
Now I'm fuzzy
Fuzzy now
Lied to

I Grant Lee Buffalo sono sempre stati uno dei miei gruppi preferiti e in particolare questa canzone, tratta dal loro primo album, è una delle più belle.
Nei primi anni novanta hanno pubblicato due dischi straordinari di inquieto country-rock venato di psichedelia, glam ed elettricità, "Fuzzy" e "Mighty Joe Moon", e altri due più che dignitosi, "Copperopolis" e "Jubilee", prima di sciogliersi a fine decennio. Qualche significativa info su di loro la trovate qui (partendo dagli inizi come Shiva Burlesque fino al termine della loro parabola artistica), mentre questo è il sito del leader Grant Lee Phillips, ormai da qualche anno lanciato in una discreta carriera come songwriter, sospeso tra folk, rock ed elettronica minimale.
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martedì 19 dicembre 2006

Il signor "Ma Certo"

A: Pronto, qui è la Banca Popolare di Sondrio.
B: Sì sono F... F..., mi potrebbe dire se hanno fatto un accredito sul mio conto?
A: Un attimo che guardo... un secondo... mi può ripetere il nome per favore?
B: F... F...
A: Guardi, io trovo censito nella nostra anagrafica un F... F..., però non risulta avere alcun rapporto con noi, è sicuro di avere chiamato il numero di telefono giusto?
B: MA CERTO! Che domande! Faccio sempre questo numero!
A: Bè, perché sa... io non lo trovo il conto.
B: Come non lo trova?
A: Non lo trovo, non mi risulta! E' sicuro che non sia magari sotto un'altra intestazione?
B: MA CERTO che sono sicuro.
A: Bè, comunque non c'è.
B: Non è possibile, chi è lei?
A: Come chi è lei! Piuttosto è sicuro che volesse chiamare noi e non invece il Credito Valtellinese?
B: MA CERTO! Vuole che non sappia dove ho il conto?
A: Sarà, però io non lo trovo...
B: Guarda... finiamola lì... passami la Cinzia!
A: Qui non c'è nessuna Cinzia, a dire il vero...
B: Come non c'è nessuna Cinzia, è andata via?
A: No, non c'è mai stata che io sappia.
B: Ah, bè allora passami l'altra collega, come si chiama...
A: Guardi che io colleghe donne non ne ho.
B: Per la miseria! Che storia è questa?
A: Glielo ripeto un'altra volta: è sicuro di non aver sbagliato banca? qui è la Popolare.
B: MA CERTO! Vuole che non sappia il numero del Credito Valtellinese?
A: Le ho appena ripetuto per la terza volta che qui è la Popolare.
B: Beh mah, io ho il conto al Credito Valtellinese.
A: Appunto, qui non è il Credito?
B: Ah... non è il Credito?
A: No!
B: Ah...
A: Eh, sì, già già.
B: Bè, allora arrivederci.
A: Arrivederci... e buone feste...

"Il poliziotto tarchiatello" & the "A-Team" *

Stamattina entra in banca un poliziotto per fare un'operazione. Si mette a parlare col mio collega, che conosce, mentre io gli verso un'assegno in conto. E' anche abbastanza spigliato e simpatico, neppure troppo inquadrato, se non fosse che ad un certo punto gli suona il cellulare: ha la suoneria dell'A-Team, squillante, vagamente trionfalistica, ad un volume insostenibile.
Qui avviene il fattaccio: io non posso fare a meno di immaginarmi quest'ometto di mezza età, piccolino, e pure un po' sovrappeso, che si imbarca nelle più improbabili missioni del commando, e il brutto è che le fa fallire perché, e se lo vedeste in faccia anche voi concordereste con me, non può essere altrimenti. Uno pensa al colonnello Hannibal Smith, a Sberla, Murdock e soprattutto P.E. Baracus, che quando eri piccolo non potevano non apparirti come dei fighi spaventosi (che poi non sapevi neppure cosa fosse un figo, forse solo un errore grammaticale nello scrivere la parola fico, ovvero il frutto, che non può però essere spaventoso se non in un ipotetico b-movie su della frutta aliena e mutante, che vuole invadere la terra, che verrà ovviamente salvata dal mascellone di turno) e poi si trova davanti la visione del poliziotto tarchiatello, che oltretutto ha pure un nome che fa rima col cognome, un nome da film di Totò e Peppino (ed è lo stesso motivo per cui i Chips non mi piacevano: come può essere tuo idolo uno chiamato Ponciarello? in California poi?).
E mentre cercavo di non pensare a quello che non va nella mia vita attuale, pensavo a questo. E uno dei telefilm culto della mia infanzia andava in pezzi nella mia testa.
Mi si è sbriciolato un mito.


* Questo post è inevitabilmente segnato dalla necessità di Mr. Palomino di sfogare la sua cattiveria e acidità repressa in maniera gratuita e forse anche sgradevole su persone ignare e tutto sommato innocenti, ma di cui non gli interessa minimamente, onde evitare di farlo con altre persone (parola inopinatamente usata al plurale) su cui sarebbe meglio indirizzata, ma che forse non se la meriterebbero, o comunque alle quali Mr. Palomino tiene e con le quali non vuole quindi guastare ulteriormente un rapporto già fortemente incrinato.

domenica 17 dicembre 2006

Black heart procession: "Guess I'll forget you"

now you know there's no light on the waves
but before i turn there's just one last word
then i'll try to forget you

now they say there's no light in the caves
and we all know there's no way out
i'll try and forget you

but before i go i must say
that in my heart you'll always be found
always but i'll try to forget you
i guess i'll forget you

W.H. Auden: "La verità, vi prego, sull'amore..."

Ditemi la verità, vi prego, sull’amore
Alcuni dicono che l’amore è un bambino
e alcuni che è un uccello
alcuni dicono che fa girare il mondo
e altri che è solo un’assurdità,
e quando ho chiesto cosa fosse al mio vicino
sua moglie si è seccata e ha detto
che non era il caso di fare queste domande.
Può assomigliare a un pigiama
o a del salame piccante dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare un lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
È tagliente o ha gli orli lisci e soffici?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

I libri di storia ne parlano
solo in piccole note a fondo pagina,
ma è un argomento molto comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sulle copertine degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un cane affamato
o fa il fracasso di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
con una sega o con un pianoforte Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
O apprezzerà soltanto musica classica?
La smetterà quando si vuole un po’ di pace?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

L’ho cercato nei chioschi del giardino
ma lì non c’era mai stato:
ho anche esplorato le rive del Tamigi
e l’aria balsamica delle terme.
Non so cosa cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma certo non era nel pollaio
e nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon cittadino o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se un po’ audaci?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull’autobus mi pesterà un piede?
Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

mercoledì 13 dicembre 2006

Chi ben comincia è a metà dell'opera


Il nuovo romanzo di Douglas Coupland si chiama "JPOD" (qui trovate una bella recensione che spiega meglio di come potrei fare io perché sia un grande scrittore) e, come altri suoi libri ha un incipit (oddio... forse è più corretto dire che si tratta dell'incipit della prima parte, dopo alcune pagine introduttive) formidabile e lapidario:
"Oh, Dio. Mi sento come un superstite di un romanzo di Douglas Coupland"
"Quello stronzo."

Lo chiamerò Ryan

Oggi entra in banca una cliente, giovane, poco più di ventanni, molto bella, simpatica, massì diciamolo... la mia cliente preferita, con gli unici difetti di essere prossima al matrimonio e soprattutto ancor più prossima al parto (ebbene sì: è incinta! ... ma non sono stato io!).
Torniamo a noi. Entra e, dopo qualche frase di circostanza, iniziamo a parlare, le chiedo come va e quando nascerà il bambino...
A: Dovrebbe nascere a fine gennaio o al massimo all'inizio di febbraio.
B: Fantastico, ma sapete già se è un maschio o una femmina?
A: E' un maschietto.
B: Bello, allora avrete già deciso il nome immagino.
A: Lo chiamerò Ryan
B: Ah... però... ma è... per il tipo di O.C.?
B: Eh eh... sì per lui.
B: Immaginavo, ho delle amiche che mi fanno una testa così per quel telefilm, sono contento per voi, e comunque auguri anche per Natale se non ci vediamo più.
Non è più la mia cliente preferita....
.

lunedì 11 dicembre 2006

Fiducia

Foto di Mickey Creager ©

(Se mai lo leggesse, questo post è in particolare per una persona che ama i gatti e dovrebbe avere un po' più di fiducia in se stessa)

venerdì 8 dicembre 2006

Umberto Fiori: "Strettoie"*

In tanti vanno, lungo il marciapiede,
continuamente. S'incrociano e si scansano,
rallentano e poi avanti. Filano, scorrono
svelti e tranquilli, finché
di qua c'è un mucchio di assi, di là
un rimorchio di camion.
Soltanto uno ci passa.

Uno soltanto: ma chi?
Ogni volta ti incanti,
prima di entrare.
Rimani lì a pensarci
una vita.
Dall'altra parte la gente arriva spedita,
s'infila nella strettoia. Tu le fai ala
come una folla al suo sovrano.

Con un mezzo sorriso
ti fai da parte, lasci che sfili
un cane
che tira una signora,
poi un tizio che viene
dietro di lei, deciso; ti sporgi appena
e subito rientri,
fai largo a un altro con una moto.
Guardali come sono calmi, sereni,
mentre ti passano di fronte
senza parlare, con gli occhi fissi nel vuoto,
ognuno un sole che sorge.
Beati, indifferenti:
sembrano dèi.
Tu invece lì, sull'attenti,
mastichi amaro.

Cos'è, rancore
quello che ti prende
ogni volta? Che torto ti hanno fatto?
Passare tu, volevi,
al posto loro?
No, non è questo.

Né tu, né gli altri. In quel passaggio stretto
vorresti che nessuno avesse cuore
di penetrare;
che durasse per sempre
e per tutti quell'attimo di scrupolo,
di esitazione;
che soltanto a vederlo, quel sentiero
sacrificato, in mezzo a due transenne,
le persone restassero impietrite
da un infinito rispetto.

Allora, fermi a un imbocco
e all'altro della strettoia,
mille volte ripetere l'invito
- prego, si accomodi! -
e mille volte regalarci il mondo
con gli occhi e con le mani, e mille volte
rifiutare, e invitarci, finché l'asfalto
che ci separa, a furia di cerimonie
si spacchi, e l'erba in mezzo ricresca alta
come se mai
ci fosse passato un uomo.


*da "Tutti", Marcos y Marcos, 1998

mercoledì 6 dicembre 2006

L'isola deserta, parte I


L'altro giorno, mentre stavo riordinando ha fatto capolino da un mucchio informe di carte, cartacce, cartoline e chissà che altro una lista di libri da isola deserta che avevo buttato giù un po' di tempo fa: insomma una di quelle cose malsane che tutte le persone più o meno sane di mente ogni tanto fanno, e al quale il Nick Hornby di "Alta fedeltà" ha pure dato dignità letteraria.
Leggendola mi è venuta voglia di aggiornarla, ampliandola e facendo sostanzialmente una lista di cinquanta romanzi, racconti e affini che metterei in una valigia (molto capiente) dovendo andare sull'ipotetica isola deserta (lista puramente soggettiva e suscettibile di modifiche causa dimenticanze e future letture of course).
  • Alessandro Baricco - Castelli di rabbia
  • Bruce Chatwin - In Patagonia
  • Bruce Chatwin - Le vie dei canti
  • Daniel Pennac - Il paradiso degli orchi
  • Daniel Pennac - Signor Malaussène
  • David Foster Wallace - La scopa del sistema
  • David Peace - Millenovecento83
  • Dino Buzzati - Il deserto dei tartari
  • Douglas Coupland - Generazione X
  • Douglas Coupland - Microservi
  • Ernest Hemingway - Fiesta
  • Ernest Hemingway - I 49 racconti
  • Francis Scott Fitzgerald - Il grande Gatsby
  • Franz Kafka - Il castello
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Hanif Kureishi - Il Buddha delle periferie
  • Haruki Murakami - Norwegian wood
  • Heinrich Boll - Opinioni di un clown
  • Hermann Hesse - Pellegrinaggio d'autunno
  • Irvine Welsh - Trainspotting
  • Italo Svevo - La coscienza di Zeno
  • Jack Kerouac - Sulla strada
  • James Ellroy - American tabloid
  • James Joyce - Gente di Dublino
  • John Kennedy O'Toole - Una banda di idioti
  • Jonathan Franzen - Le correzioni
  • Jonathan Safran Foer - Ogni cosa è illuminata
  • Matthew Sharpe - Gli Schwartz
  • Michel Houellebecq - Le particelle elementari
  • Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere
  • Nick Hornby - Alta fedeltà
  • Osvaldo Soriano - Triste, solitario y final
  • Philip Roth - Ho sposato un comunista
  • Philip Roth - Lamento di Portnoy
  • Philip Roth - Pastorale americana
  • Philip K. Dick - Le tre stimmate di Palmer Eldritch
  • Robert McLiam Wilson - Eureka Street
  • Simon Winchester - Il fiume al centro del mondo
  • Stendhal - Il rosso e il nero
  • Thomas Pynchon - V.
  • Thomas Pynchon - Vineland
  • Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra
  • Tiziano Terzani - Un indovino mi disse
  • Viktor Pelevin - Il mignolo di Buddha
  • William Golding - Il signore delle mosche
  • Wu Ming 1 - New Thing
... gli ultimi non li ho ancora letti, però insomma... non si vorrà andare su un'isola deserta senza qualcosa di nuovo, quindi metto quattro libri che da un po' sono sul mio comodino ad attendere:
  • Beppe Fenoglio - Il partigiano Jonny
  • Dave Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio
  • Italo Calvino - Le città invisibili
  • John Fante - Chiedi alla polvere

lunedì 4 dicembre 2006

"Podròz w Polsce"

Per tutti quelli che stanno a Sondrio e dintorni venerdì 15 e 22 dicembre, a partire dalle 21:00 presso la "Sala mostre" della biblioteca di Chiuro, si terrà "Podròz w Polsce", mostra fotografica sulla Polonia di un mio amico, Simone Ronzio, che nel paese dell'Est Europa è stato sei mesi tra febbraio e agosto.
Si tratterà di una performance più che di un'esposizione vera e propria, dato che le foto saranno video-proiettate, con sottofondo di musica elettronica, e, se non ho capito male, le immagini saranno proposte in loop per tutta la serata (quindi si può anche arrivare dopo le nove...).

Per cambiare argomento, intanto ridendo e scherzando il post sugli Slint è arrivato a 20 commenti, record dei record per questo miserrimo blog, e soprattutto ci è arrivato senza parlare di loro neppure di striscio. Esticazzi!

venerdì 1 dicembre 2006

Come nei Sims

Non so perché ma questo quadro di Munch ("Sera sul corso Karl Johann") mi fa venire in mente il videogioco dei Sims.
Forse saranno i Sims all'inferno...