venerdì 15 giugno 2007

La dimensione del mito*


Dunque è sera, stiamo seduti sotto il grande albero, una ragazza mi porge un bicchiere di tè. Odo parlare persone dai visi forti e lucenti, come scolpiti nell'ebano, avvolti da un silenzio dove niente si muove. Capisco poco di quel che dicono, ma le voci hanno un tono grave e convinto. Parlando si sentono responsabili della storia del loro popolo. Sono loro a conservarla e svilupparla. Non possono dire: "Leggete la nostra storia nei libri" perché quei libri non esistono, non sono mai stati scritti. Non esiste storia all'infuori di quella che riescono a raccontare qui. Non avranno mai una loro storia compilata in modo scientifico e obiettivo, come si dice in Europa, poiché la storia africana non conosce documenti e scritture. Ogni generazione, udendo la versione che le veniva tramandata, l'ha modificata e continua a modificarla, trasformandola e abbellendola. Ma proprio per questo la storia qui, libera dal peso degli archivi e dal rigore dei dati, raggiunge la sua forma più pura e cristallina: quella del mito.
Un mito dove invece dei dati e della misura meccanica del tempo - giorni, mesi, anni - vigono espressioni quali: "tempo fa", "molto tempo fa", "tanto tempo fa che nessuno più se ne ricorda", termini che consentono di collocare e di sistemare tutto nella gerarchia del tempo. Un tempo che non si svilupperà in modo lineare, ma assumerà la forma del moto terrestre: una forma rotatoria, uniformemente circolare. In una simile visione del tempo il concetto di sviluppo non esiste, sostituito dal concetto di durata. L'Africa è l'eterna durata.

* tratto da Ryszard Kapuscinski, "Ebano" (2000)

2 commenti:

maurice (chevalier?) ha detto...

heilà chad, che album stratosferico che ti senti per la malinconia!
..di che parla kapuscinski in ebano, di qualche suo viaggio?

chad palomino ha detto...

uno dei miei preferiti, in assoluto.

ebano è più una raccolta, un excursus delle sue esperienze in africa da reporter.
è interessante, alcuni capitoli colpiscono particolarmente nel segno, anche se a me piace più terzani come giornalista/scrittore di viaggi.